Lettera a mio figlio

 

Il mio cuore si espande, implode ad esplode a ogni respiro. Decollato ormai, sparato nell’universo coscio che tu sei l’universo. Maestro di vita, vivi l’energia come se non ci fosse un domani.
Ed è vero, il domani davver non esiste!

Sei amore senza maschera. La tua verità mi sconvolge, le tue accelerazioni pure.
E’ poesia accarezzarti, stringerti e lasciarti correre via. T’amo così tanto che ti mangerei.
Le parole sono all’altezza di raccontare lo splendore?

Vederti vacillare più volte e all’ultimo correggere e rimanere in piedi, mi fa ruggire di piacere e commuovermi nell’intimo. E tu lo senti, e tu lo sai, mi sto abbeverando a te, fonte pura di bellezza. Donando tutto quel che ho.

Son felice di averti voluto. Son diventato uomo.

Tuo padre

Abbracci blu

 

Veri, intensi e lunghi. E tanti.

Tutti lì, tutti vicini, tutti fusi gli uni negli altri.

Ridendo fuori e commossi dentro.

I cuori si spalancano.

Si tingon di allegria e spensieratezza.

Che eran sepolte.

Sono tornate vive.

Quindi grazie.

Con una piccola lacrima.

E un gran sorriso.

 

Cow

 

Afa, terra e polvere in un Sud dimenticato. Moltitudini.Un numero accanto ad altri.
Trafile senza increspature.

Due occhi sono pronti. Sebbene pesanti, immensamente pesanti.
Contro ogni legge, possibilità, speranza. Scavalcano un alto recinto.

Quegli occhi si colorano di libertà. E cominciano a correre, correre, correre.
Insieme ad un corpo che con sorpresa si rivela.

Clandestinamente giungono alla città, dove i passanti sorridono e i cuori si aprono.

L’Autorità giunge per ripristinare l’ordine, ma gli uomini dicon no.
Sentono una compassione radicale negli occhi di quell’essere.
Si son ricordati di essere umani.

Ed io, con dolcezza li ringrazio.

 

Dormiveglia

 

Sapri e Sodoma incatenati a cedri rosati, al galoppo se ne vanno puledri di avorio.

La schedina è fatta, le dita umidicce.

Salgado nel giallo spumoso cinguetta un motivetto moldavo.

Ho scordato l’altalena nel vangelo di Matteo.

Pezzi

 

Cadono pezzi ed è una benedizione.

Si staccano calcinacci dall’impalcatura.

Sono credenze, chiusure e rappresentazioni.

Si frantumano a terra con fragore.

E torno a sentire di essere Amore.

 

Si accende un si.

E’ la fiducia dal volto di donna.

Spazzo via ogni argine.

Sono bufera, tormenta, inondazione e magma.

Un oceano che scivola in un vulcano.

Esplodono paure, quadri e colori.

Affiora la forza. La mia forza pura.

Quella senza un domani.

Quella che accatasta albe e tramonti.

Quella che incendia i riti, arde i dogmi e brucia la forma.

Quella che infiamma la mia vera anima.

 

 

Ode all’Intuizione

 

Una luce scende.

Illumina un gesto che diventa Dio.

Lascia il pensiero.

E’ guerra, cavalcata, solitudine ed Universo.

Si carica come una scheggia impazzita.

Parte imprevedibile ed imprendibile.

E viaggia ad incarnare il miracolo.

 

Così è.

Un’onda di energia scuote tutto il conosciuto.

Lo trascina in una vibrazione collettiva che è gioia pura.

Una volta ancora, la genialità si è resa manifesta.

Il Cosmo oggi ha una luce in più.

Viso

 

Due gocce, figlie del Cielo, piovono giù per le persiane.

Son Evoluzione ed Intuizione.

Allo sguardo acuto, prendono sembianze di due sorelle dal cappello appariscente.

Sfilano in paese, annotano e sconcertano coloro che additano.

Dai loro rossetti prendono forma fierezza e coraggio.

E i più son gelati. Il mondo sta cambiando perchè i timidi si avvicinano.

Passano i tempi e i tramonti diventan albe.

La folla si fa imponente e diventa fiumana.

Mentre coscienza divien urlo al suon dell’ukulele.

Così l’onda sale fin lassù, in alto in alto.

Finchè lo scroscio assordante la frantuma a terra.

E una schiuma inesorabile giunge in ogni dove.

Per rivelar, senza trucco, il viso dell’Universo.

 

 

 

Capitani

 

Avanzo nell’istintività, nella forza e nella bellezza.

Non so cosa accadrà domani, tra un anno, tra un secondo.

Godo della mia ignoranza. Sto costruendo la mia saggezza. Mattone dopo mattone.

Spingerò con un piede la porta del mio Io. Ci troverò un cane sull’attenti.

Scruteremo l’orizzonte come capitani coraggiosi.

 

 

Oceano

 

Ho braccia aperte, una veste bianca ed un sole che mi spinge.

Cammino porgendo le spalle, conscio dell’Oceano che mi abita.

Il mio corpo lo contiene. Sento il liquido delle mie membra.

Non voglio niente, semplicemente sono.

 

 

Cravatta

 

Oggi un bel pianto, sentito, vivo e straziante.

Lacrime ricche di trent’anni, tenute in cantina sottochiave.

All’umido insieme ad un cane che abbaiava.

Oggi ho ritrovato la chiave ed ho aperto un portone di ebano.

C’era anche mio zio che per piangere si era messo la cravatta rossa.

Che finalmente usò. Come fazzoletto.

 

 

Psichedelico

 

Nuovi effluvi di parole, sottili sentimenti e anime rapite.

Gli spiriti rigurgitano Vita. Trainano con forza antichi saperi.

Sono voce di un incanto passato.

Sogno rincorse, discese e cascate.

Assaporo la fragranza di un destino amico.

Una lingua di terra gialla imperversa dentro di me.

Fiotti di energia colorata fanno arcobaleni nel mio cuore.

Un amore psichedelico emerge dal profondo.

E rivela al mondo la gioia di star qui.

 

Alice

 

 

Di beltà regale giungi su questa landa.

Dolce, soave e donna.

Ti accolgo con queste braccia. Tremo.

Respiro l’affanno. Il mio.

E la gioia di assaporar la tua essenza.

Sorrido come mai, e piango ancor di più.

Sei quella divina creatura chiamata Rivoluzione.

Ti aspettavo da tempo, e non lo sapevo.

Grazie.

 

 

Nuvole

 

Nuvole candide scendono ai miei occhi.

L’abbraccio bianco mi eleva e proietta nell’Iperuranio.

Invece son qui coi piedi nel fango, a guardar peonie e api operose.

Sono mie compagne di viaggio a cui devo la vita.

I limiti scompaiono e le ali si spiegano. Dall’alto l’Azzurro mi inonda.

Le mie particelle si disperdono nel tutto ed il tutto di integra in me.

Faccio capriole con stuporoso sorriso e accarezzo renne dall’imperituro vigore.

Sono il Cielo, il Mare e l’Aria.

E la densità di un istante mi avvolge.

Per porgermi con gentilezza una goccia di eternità.

 

 

 

Enorme Palla Gialla

 

Rabbia verso un ghigno, una parola, un gesto che gettano un sasso nel lago del mio essere.

Si propaga un’onda che sventola i fiori sulla riva. Finchè le nubi si scansano e la mano del Sole scende a stringere la mia, timida ed impacciata, di fronte all’unica autorità che riconosco.

E’compagno di merende il Sole, più umano degli umani, mi avvolge, riscalda e, come solo lui sa fare, cerca albergo in me.

Apro l’uscio con fiducia, perchè a bussare è l’essenza che colora i nostri giorni.

Essa disconosce il tempo. Appare e scompare con eleganza. E manda i suoi figli, che noi chiamiamo raggi, a farci visita.

Grazie enorme palla gialla, a nome della Vita di questo Pianeta.

 

Samurai

 

Torno a me stesso.

A quel inspiro di speranza che irrompe nei polmoni. Mai stanco. Mai domo.

Ho scacciato paure e mostri dalle verdi squame. E sono al cospetto di porte misteriose.

Escono fiumi dagli stipiti. Sono spiriti di gioia che giungono alle mie nari.

Non so più chi sono, il sano smarrimento che precede il salto.

Quando la fiducia di ascoltarmi diviene bene più prezioso, cellule ed atomi si trasformano in gemme e smeraldi.

Divento maestro di me stesso con occhi risvegliati, e nelle mani ho fortune immense leggere come il vento.

Amo ormai il fare, l’azione che ha sempre nuova forma. Perchè godo ogni giorno a far un passo. Uno.

Come un moderno Samurai che conosce la sua strada.

 

Fiducia

 

Da sepolte memorie, affiorano paure nuove.

Sono pianti benedetti i miei.

Escono liquide tutte le pillole inghiottite da quel nevoso dì.

Facce di pietra si sgretolano cadendo in terra.

Maschere di ferro si sganciano dal viso mio.

Sono in balia di una forza sconosciuta: Me stesso.

 

Senza limiti perdo l’identità.

Cavalli imbizzarriti tra tempie galoppanti.

Mi tuffo in un ruscello. Stempero.

Tra silenzio e dolcezza.

E comincio a respirare. Anche là sotto. Con gli alveoli tutti.

Torno al mio corpo. Ai legami di cui sono fatto. Ai cuori delle mie cellule.

Ho, finalmente, Fiducia.

 

 

Pelle d’oca

 

L’Universo ha le orecchie tese.

Risente delle mie invocazioni.

Lo spazio cosmico risucchia emozioni e mi regala una rinascita.

Sono un drago alato che si agita nelle cortecce vibrate di un olmo strattonato dal Vento.

Bacerò il Sole quando meno se lo aspetta, dirò alla Luna di stare buona.

Tra sospiri e supernove, morderò la liquirizia più nera del mondo. Mi piacerà.

Con questo satollo attimo di eternità, invaderò il mondo coi miei sorrisi.

E lui, con la fronte liscia e la pelle d’oca, mi dirà Si.

 

 

 

 

 

Mani

 

Gli alvei dei fiumi sono le rughe della Terra.

Le rughe di una Madre scavata, erosa, trafitta da un figlio in preda a se stesso.

Un figlio con Mani, dita e unghie, drammaticamente e maestosamente, umane.

Quelle che, complici, coprono la bocca  a scomodi olocausti,

che, ignare, operano come uno sciagurato Re Mida

ma che, pure, dipingono, plasmano e sublimano le Arti tutte.

E sfilano dal grembo Vite nuove.

Quelle Vite di Luce che accendono gli esseri

e che illuminano, di blu notte, un salvifico Mare calmo.

 

 

Seicento

 

L’odore della carta, umida e fradicia. E l’improvviso temporale che fa sbattere l’uscio.

Così, lì in un angolo, quasi svenuto, ritrovo un vecchio amico.

Ha pagine sbiadite che raccontano il Seicento.

Lo riabbraccio con emozione, e al cuore lo avvicino.

La Defenestrazione di Praga” è argomento sempre caro, perché a sovvenirmi è la medesima questione.

Quanto sarà durato esto celebre volo? Un battito di ciglia o un secolo di soprusi?

Soprusi, forse esagero, ma che tre disgraziati sian atterrati sulla immondizia, credere non ci voglio.

La spazzatura è problema antico, ma non può sozzar questa storia.

Perché le parole dei vermigli prelati le conferiscon divina valenza.

Ma lor pregano alzando un calice, un Dio in cui non credon.

E io, per questo, altrove mi volto.

Perchè il mio romantico immaginar altro mi suggerisce.

Un guttural urlo per tutto il vol suddetto.

E salvi con le carni pulsanti e vive si son trovati. Per diletto, per disgrazia o per destino.

Così con bianche ali toccaron terra, prenderon slancio e nel firmamento si diressero.

Seicentechi Pindaro diventaron. Pien di gioia e di virtù.

Placidi e coraggiosi volano ancor oggi verso il Divino Ignoto.