Seicento

 

L’odore della carta, umida e fradicia. E l’improvviso temporale che fa sbattere l’uscio.

Così, lì in un angolo, quasi svenuto, ritrovo un vecchio amico.

Ha pagine sbiadite che raccontano il Seicento.

Lo riabbraccio con emozione, e al cuore lo avvicino.

La Defenestrazione di Praga” è argomento sempre caro, perché a sovvenirmi è la medesima questione.

Quanto sarà durato esto celebre volo? Un battito di ciglia o un secolo di soprusi?

Soprusi, forse esagero, ma che tre disgraziati sian atterrati sulla immondizia, credere non ci voglio.

La spazzatura è problema antico, ma non può sozzar questa storia.

Perché le parole dei vermigli prelati le conferiscon divina valenza.

Ma lor pregano alzando un calice, un Dio in cui non credon.

E io, per questo, altrove mi volto.

Perchè il mio romantico immaginar altro mi suggerisce.

Un guttural urlo per tutto il vol suddetto.

E salvi con le carni pulsanti e vive si son trovati. Per diletto, per disgrazia o per destino.

Così con bianche ali toccaron terra, prenderon slancio e nel firmamento si diressero.

Seicentechi Pindaro diventaron. Pien di gioia e di virtù.

Placidi e coraggiosi volano ancor oggi verso il Divino Ignoto.

 

 

Tre pensieri

 

 

Nella vita se non diventi qualcuno, rimani te stesso. E vinci.

 

Sperimentare e fallibilità sono quintessenza di vita.

 

La vera pazzia sta nella normalita’. La vera normalita’ sta nella pazzia.

 

 

Gualtiero

 

Il mio mostro affamato si chiama Gualtiero, vive con me attorno al polso sinistro.

Ha forma di braccialetto. Mi guida nello scegliere che pianta regalare a Tina, la mia vicina di casa.

Pensavo ad una peonia. Che non sia troppo delicata? Perchè Tina è volitiva e tenace. Quella pianta non la rappresenta.

Opto per un Ficus Mirabilis. L’ho incrociato io con un Pesco delle Ande.

Ce l’ho sul balcone. Glielo incarto con insospettabile abilità.

Ha un fiocco argenteo che tiene il bigliettino.

Sul quale, dalla penna riluttante mi esce:

“Il mio cuore vivace mi porta a te, dolce zucchero a velo”.

E’ un pensiero melenso. Eh Sì. Ma, se non le piacerà, darò la colpa a Gualtiero. 

 

 

 

Guai

guai

Inizio

Settembre.PDF-page-001

Attraversamenti

 

Tensioni sottese, amori placati nel chiacchiericcio di un piovoso giovedì pomeriggio.

E venerdì?

 

Dentro ho una sintonia fine con la Natura.

Mio malgrado, spesso perdo la frequenza  e il contatto va e viene.

Ma sento che quella musica è la mia .

E ne gioisco.

 

Verdi foglie attraversate da vernice blu.

Casca verticale da un cielo provvido.

E’ un’unione nuova.

Una contaminazione siderale che mostra nuovi mondi possibili.

 

Un gelato inserito nella toppa della chiave.

Una mia ciabatta gioca con un gatto siamese.

La nebbia di Londra giunge nel deserto del Gobi.

La parola mostra e l’immaginazione crea.

 

Scorrere

giugno.PDF-page-001

A tu per tu

 

Giocano le lacrime sul tuo viso.

Mentre cercano strade, creano solchi incolmabili.

 

Vorrei è di chi sa. Non di me.

I tortuosi labirinti hanno due luci lontante. I tuoi occhi.

 

Il pantalone balla. La vita è stretta.

Ma la cintura che la stringe, le toglie il respiro.

 

Accetto e Approvo. Da sempre.

E come in un giocattolo entra pasta ed esce sfoglia,

al contempo ingerisco pillole per donare consensi.

Ma tutto questo finirà? Sì, presto.

 

Se conosci la traiettoria di una piuma che cade, conoscerai la libertà.

 

 

 

Piccolo Affresco

 

Non lascerei mai questo paese. Come farei?

Certo, se la guardo bene, per uno che viene da fuori, non è così ospitale.

A gennaio la bruma gelifera riveste i canali, a febbraio la vecchia nebbiolina dispensa mistero mentre ad agosto la terra riarsa attende ansimante i temporali estivi.

Insomma la fetta di tempo in cui appare gradevole son solo scorci di primavera, dispersi qua e là nell’anno.

La gente, che poi siamo noi, appare spesso come un riccio spiaccicato che agonizza sull’asfalto umido.

Pochi fulgori, tranne Gemma ai primi tempi, quando aveva la pelle che sapeva di caramella.

Un amore, dei sospiri e molti sogni. Ma questo è passato. Lei se n’è andata.

Ora non mi resta che riempirmi il bicchiere.

Di vino. E brindare al suo coraggio.

Che è anche il mio. Ciò quello di rimanere qui.

 

Morale

aprile.PDF-page-001

Verità

gennaio.PDF-page-001